CARLO GALIERO
SPLEEN RECORD
- di Carlo Galiero
- con Mariasilvia Greco, Giuseppe Brunetti
SINOSSI
Gloria e Perkins sono le maschere che accompagnano il pubblico in sala. Perkins confonde i posti, dà indicazioni sbagliate, costringe gli spettatori ad alzarsi e spostarsi più volte, mentre Gloria cerca di mantenere l’ordine e la professionalità. Quando ognuno ha trovato posto, le luci si abbassano, le maschere chiedono di rispettare il silenzio: il palco è vuoto, ma lo spettacolo non comincia. Viene loro comunicato che un attore dello spettacolo in programma, dramma storico ambientato a Berlino durante la guerra fredda, si è sentito male; il regista, in preda al panico, chiede alle due maschere di intrattenere il pubblico. I due si cimentano allora in una serie di numeri goffi, stupidi, banali, surreali, improvvisati per impedire che qualcuno lasci la sala: azioni sceniche che non dispiegano alcuna trama, non contengono insegnamenti, non alimentano alcuna speranza. Danno fondo a tutta la loro creatività per perdere tempo, fino ad esprimere le loro riflessioni più intime sulla società, e a far emergere le lacerazioni del loro rapporto di coppia. Infine, dopo un ritardo inqualificabile, lo spettacolo può avere luogo. Le luci in sala si spengono, ma nessun’altra si accende. Perché tutto è già finito prima ancora di cominciare.
NOTE DI REGIA
Il testo è scritto su misura di Mariasilvia Greco e Giuseppe Brunetti. Il genere di riferimento è il varietà, un varietà in cui l’intrattenimento stesso diventa tema, e oggetto di riflessione. Si alternano dialoghi, gag da commedia slapstick, canzoni dei Radiohead, danza, monologhi di impegno politico. Non esiste quarta parete, il gioco degli attori è diretto coscientemente verso il pubblico, cercandone ossessivamente l’approvazione; Gloria e Perkins attivano una competizione feroce per chi riesca ad affascinarlo, divertirlo, controllarlo. Il nucleo dell’opera prende forma in una scena in cui le maschere, senza sapere più cosa inventarsi, raccontano l’antefatto dello spettacolo che sarebbe dovuto andare in scena, e ne fanno una piccola rappresentazione. Una storia, quella di due amanti sfortunati a Berlino negli anni del muro, che riflette il loro rapporto e l’intera struttura dello spettacolo. A disposizione degli interpreti ci sono solo un amplificatore per chitarra elettrica, un microfono con asta, un uovo, un ombrello, un libro dei Promessi Sposi. Non c’è disegno luci, non c’è scenografia, nulla di quanto possa costruire un avvenimento spettacolare viene realizzato: il lavoro è un confronto serrato con il vuoto, con l’attesa, con il silenzio.
TEMI
Due temi principali attraversano la drammaturgia: Il primo, la crisi dei riti civili e della civiltà urbana. Dello spettacolo vero e proprio non resta nulla, è un rito che ci è negato, dal momento in cui ci è rimasto solo l’intrattenimento. Essendo un pre-testo, Spleen Records esplora i limiti e le condizioni stesse dell’avvenimento teatrale, andando a giocare con quelli che sono i pregiudizi e le aspettative di un certo tipo di teatro inteso come obbligo culturale. Il secondo: il rapporto fra coppia e società. Gloria e Perkins determinano la loro relazione in rapporti di subordinazione e dipendenza reciproca. Chi è in grado di imporsi sul pubblico (analogo della società) e controllarlo domina il rapporto e costringe l’altro alla nudità emotiva. Una forma di competizione emblema di una generazione. Le due maschere vorrebbero riuscire a comunicare, a legarsi, ma riescono a farlo solo nella misura in cui proiettano le loro aspettative sulla massa. Unico momento in cui sembra possibile l’intimità è il racconto, nella parte in cui i due si perdono nell’anticipare la trama dello spettacolo che nessuno vedrà mai. Ma dura il tempo di un sogno; appena pronunciato, è di nuovo tardi, sono di nuovo maschere. E noi che guardiamo torniamo ad essere sempre e solo noi stessi.
